La punizione è sempre finalizzata ad imporre il buon comportamento?

 

Di solito, tutte le religioni tendono ad imporre il buon comportamento degli esseri umani attraverso le cosiddette leggi divine, o presunte tali, per chi ci crede: “Se ti comporterai male, sarai punito. Se ti comporterai bene, sarai premiato”.

Le religioni, quindi, tendono a raggiungere un fine giusto, il buon comportamento degli esseri umani, ricorrendo ad un mezzo ingiusto, che è quello della punizione (e del premio).

 

Machiavelli sosteneva che “il fine giustifica i mezzi”. Io non condivido la sua idea. Come ho già spiegato nel mio libro “Una nuova filosofia per un mondo migliore”, il male resta sempre tale anche quando è reso relativamente necessario da particolari circostanze non ideali. Nei rari casi in cui è proprio inevitabile, occorre compierlo con prudenza e accortezza, cercando di ridurre al minimo gli effetti dannosi e cercando di eliminare al più presto possibile le condizioni non ideali che lo hanno reso necessario. Dopo di che, è necessario porre il massimo impegno affinché tali condizioni non sii ripetano mai più e che simili azioni non tornino mai più ad essere necessarie.

 

A differenza delle presunte leggi divine, che tendono a conseguire un fine machiavellicamente giusto, imponendolo con mezzi ingiusti, esistono altri tipi di regolamenti, come ad es. quelli su cui si basano le organizzazioni criminali, che di giusto non hanno proprio niente, nemmeno il fine ultimo.

Quando, ad es., un boss mafioso minaccia di morte un suo subalterno, nel caso non dovesse obbedire all’ordine di andare ad ammazzare qualcuno, è ovvio che non mira affatto ad indirizzare il suo subalterno al ben agire. Le sue minacce di punizione non hanno nessun fine correttivo-educativo, ma mirano soltanto alla forzosa realizzazione dei suoi insani propositi.

 

Allo stesso modo, le leggi dei vari Stati del mondo non mirano affatto ad impedire il cattivo comportamento degli esseri umani, cercando di indurli al ben agire. Esse sono, invece, molto simili alle regole delle organizzazioni criminali o agli estemporanei capricci dei singoli delinquenti, quando impongono degli ordini a qualcuno per soddisfare semplicemente i propri interessi personali, anche a costo di danneggiare altre persone.

 

Nella maggior parte dei casi, le leggi vengono ideate ed imposte da semplici coalizioni di egoisti che fingono di rappresentare gli interessi del popolo, ma difendono esclusivamente i propri interessi, anche a costo di danneggiare tutti gli altri.

 

Finora abbiamo appurato quanto funzioni male il potere legislativo dei vari Stati del mondo. Passiamo, ora, a verificare come funziona il potere giudiziario.

Se funzionasse bene, esso dovrebbe servire per scovare gli autori di cattive azioni al fine di tutelare la pubblica incolumità, isolando i soggetti pericolosi, per poi cercare di correggere le loro cattive tendenze comportamentali ed affettive, sino a farli diventare normali e rimetterli in libertà.

 

Attualmente, invece, il potere giudiziario non funziona affatto così. Esso non tende a scovare gli autori di cattive azioni. Tende, invece, ad intimidire, con la minaccia della pena, gli eventuali trasgressori di norme che non sono giuste e tendenti ad indurre gli uomini a ben agire, ma sono soltanto imposte con la prepotenza, per soddisfare l’egoismo e la sete di potere di chi comanda.

 

Dopo la fase intimidatoria, viene la fase dell’attuazione della pena, che, secondo la legge che la prevede, dovrebbe essere rivolta all’autore del delitto. In pratica ciò non avviene. La legge è contraddittoria perché nella fase intimidatoria si rivolge all’eventuale trasgressore della stessa, ma, nella fase dell’attuazione della pena, non tende affatto a ricercare lo stesso trasgressore per poterlo infine punire. Il potere giudiziario non tende ad accertare chi è il vero autore di un delitto, come si sono svolti veramente i fatti, ma mira soltanto ad organizzare una gara tra due parti e a punire, infine, la parte perdente. Al potere giudiziario, cioè, non interessa chi ha ragione e chi ha torto. Esso tende soltanto ad appurare chi, in quell’assurda gara, sarà il vincitore e chi sarà il perdente. In questo modo, non sarà punito il vero autore di un delitto, ma soltanto colui che avrà perso la gara.

 

Nella fase dell’attuazione della pena, quindi, il grado di ingiustizia raggiunge il massimo grado. Infatti, la punizione è ingiusta sempre e comunque, anche quando viene inflitta al vero autore di una cattiva azione (non di una semplice disubbidienza ad un ordine imposto per capriccio). Se poi, viene inflitta ad un individuo che, dopo essere stato ingiustamente accusato di un’azione che non ha commesso, è risultato infine perdente in quell’assurdo gioco crudele chiamato processo penale, o processo civile, l’ingiustizia è ancora più grave, anche in base ai principi di chi crede che la punizione possa essere in qualche caso meritata. Questo significa che il potere giudiziario, così com’è impostato allo stato attuale, è basato sulla legge del più forte e tende a punire solo i perdenti e non i veri trasgressori delle leggi. Con questo sistema, chi ha maggiori possibilità di vincere un processo non è chi è innocente o chi ha ragione, ma chi ha più soldi e, di conseguenza, può permettersi di pagare l’avvocato più bravo, il quale, a sua volta, non ha il compito di far prevalere la verità, la ragione e la giustizia, ma soltanto quello di aiutare il proprio cliente a vincere la causa, a tutti i costi, anche a costo di travisare i fatti e far ricadere ingiustamente la colpa su qualcuno completamente “innocente”.

 

La funzione dell’avvocato, poi, è peggiore di quella del giudice. Infatti, l’avvocato ha il compito di difendere l’imputato anche quando ha pienamente torto, pur essendo l’avvocato a conoscenza della verità. L’avvocato difende anche i peggiori criminali, cercando di farli passare per persone oneste. La funzione dell’avvocato è simile a quella dei killer mercenari, che per denaro sono disposti ad uccidere. Gli avvocati non uccidono, ma, per denaro, si mettono al servizio di feroci assassini e li difendono, cercando di far condannare al loro posto delle persone completamente estranee ai fatti (dei cosiddetti “innocenti”, anche se comunque la pena non può essere mai meritata da nessuno).

Si pensi, infine, al disagio di chi, essendo stato accusato ingiustamente di un crimine che non ha commesso, è costretto a pagare diverse migliaia di euro ad un avvocato per farsi difendere e perdere infine la causa.

 

Ecco come funziona l’attuale sistema. È evidente, quindi, che è necessario intervenire con la massima urgenza per cercare di cominciare a cambiarlo, gradualmente, senza atti di violenza, con la massima civiltà.

A tal fine, le mie proposte sono esposte nella pagina del presente sito riservata alla politica e nel mio libro Una nuova filosofia per un mondo migliore.