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Luigi Pascarito

 

 

RIFLESSIONI SU COMUNISMO, ANARCHIA 

E DEMOCRAZIA IMPOSTI CON LA VIOLENZA

 

 

 

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Secondo il vocabolario di italiano, il comunismo è una “dottrina politica, economica e sociale che propugna un sistema basato sulla proprietà e sulla gestione comune dei beni e dei mezzi di produzione”.

 

Dal punto di vista puramente teorico, quindi, il comunismo non esprime niente di cattivo. Sul piano pratico, però, è accaduto talvolta che il tentativo di realizzare praticamente il comunismo è fallito, dando origine a regimi autoritari e violenti, che niente hanno a che fare col comunismo.

 

In Russia, ad es., i fautori del comunismo hanno prima incitato il popolo a intraprendere una lotta armata contro il vecchio sistema monarchico dello Zar, illudendolo che la sofferenza sarebbe durata poco e che, subito dopo la caduta del vecchio regime, tutti i cittadini avrebbero conquistato la libertà ed il benessere. Invece, è accaduto che i fautori del comunismo, dopo aver manifestato l’intenzione di divenire i rappresentanti del popolo, in realtà si sono trasformati nei “nuovi padroni”, tradendo la fiducia dei cittadini e la causa della rivoluzione. I cittadini, quindi, hanno combattuto per niente. Sono soltanto passati dai vecchi ai nuovi padroni, rimanendo nella stessa situazione di ingiustizia in cui si trovavano prima della rivoluzione. Per qualcuno, anzi, la situazione è addirittura peggiorata.

 

È da notare, inoltre, che le rivoluzioni volute e realizzate dalla maggioranza dei cittadini sono moralmente meno cattive rispetto a quelle imposte da una esigua minoranza. Le Brigate Rosse, ad esempio, come qualsiasi organizzazione armata avente simili scopi politici, pur dichiarando di avere intenzione di combattere contro il potere dello stato in difesa dei cittadini, in realtà cercano soltanto di imporre il proprio potere, senza che nessuno glielo abbia chiesto, contro la volontà della maggioranza dei cittadini. Lo stesso discorso vale anche per i gruppi anarchici. Questi ultimi, anzi, cadono in maggiore contraddizione, perché il termine “anarchici”, che essi si attribuiscono, contrasta col comportamento violento e impositivo che essi assumono, sia nel tentare di conquistare il potere per amministrare la cosa pubblica, sia per poterlo poi conservare, tenendo testa a tutti gli altri gruppi, politici, pseudopolitici e/o semplicemente criminali, che non sono certamente pochi, interessati a conquistare il potere a tutti i costi.

È da considerare, infine, che i loro metodi violenti sono comunque inefficaci, oltre che ripudiabili dal punto di vista morale. Infatti, se, per un’ipotesi assurda, riuscissero ad abbattere lo Stato, il vuoto di potere che ne deriverebbe sarebbe subito colmato da un’altra organizzazione armata, molto più forte della loro. Gli anarchici insurrezionalisti non sono certamente l’organizzazione armata più forte di tutte. Ed, anche se lo fosse, come potrebbe continuare ad essere considerata anarchica un’organizzazione che, oltre ad imporre il proprio potere con la forza, ricorre a metodi violenti anche per conservarlo?

In questi ultimi anni, un simile comportamento è stato adottato dagli Stati Uniti d’America nei confronti dell’Iraq, imponendo ai suoi cittadini un governo filo-americano, facendolo passare per democrazia. C’è da nutrire seri dubbi sul fatto che tale forma di governo possa essere considerata democrazia. Ma, anche se lo fosse, è da notare che perfino una forma di vera democrazia, anche la migliore che possa esistere al mondo, diventa ingiustizia se viene imposta con la forza. Come si può pretendere di imporre la democrazia con la guerra? Come si può pretendere di chiamare democrazia un regime imposto, dopo aver ucciso migliaia di civili innocenti, tra cui numerose donne e bambini, che dormivano nelle loro case, ignari delle ragioni che hanno potuto scatenare quell’assurda guerra?

 

 

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