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Luigi
Pascarito |
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Settore politica
Il mio pensiero politico è interamente contenuto nel mio libro
“Una nuova filosofia per un mondo migliore”.
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Autodeterminazione DALLA
DEMOCRAZIA DIRETTA ALL’ACRAZIA |
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Barzellette e vignette satiriche |
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Riflessioni su comunismo, anarchia e democrazia imposti con la violenza La punizione è sempre finalizzata ad imporre il buon comportamento? |
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Links al presente sito L’immoralità
dell’impresa privata Fine
della disputa tra destra e sinistra. Osservazioni
sui difetti delle attuali forme di governo La
politica intesa con lo stesso spirito del tifo calcistico I
falsi rappresentanti del popolo Nonostante tutto, l’astensione dal voto non
conviene Osservazioni
sul concetto di utopia |
UN NUOVO MODO DI FARE POLITICA: ARTEFICI
DEL NOSTRO FUTURO Letteralmente, democrazia significa potere in mano al popolo. Poiché la parola "potere" può avere vari significati, alcuni dei quali molto negativi, preferisco evitare di usare tale termine. Credo sia meglio dire che la democrazia dovrebbe consistere nell'autodeterminazione di un popolo. Ne consegue che il compito del popolo in una vera democrazia non dovrebbe esaurirsi tutto in una sola azione: quella di andare a votare per eleggere coloro che dovrebbero essere i rappresentanti del popolo. Infatti, è proprio questo che accade di solito in tutti gli Stati definiti democratici. La sola libertà che lo stato falsamente democratico concede ai cittadini è quella di scegliere coloro che dovrebbero rappresentarli, ma che potrebbero poi trasformarsi in falsi rappresentanti del popolo, i quali, una volta ottenuto il potere, tradiranno tutte le promesse fatte agli elettori e lo scopo del proprio mandato elettorale, trasformandosi quasi in tiranni. Dobbiamo smetterla di accettare di continuare a svolgere il ruolo di semplici “sudditi” destinati soltanto ad eleggere i propri “tiranni”. In una vera democrazia, la libertà dei cittadini non dovrebbe essere limitata soltanto al momento dell'elezione dei propri rappresentanti, veri o falsi che siano, ma dovrebbe consistere nella facoltà di un popolo di autodeterminarsi, vale a dire di autogovernarsi, partecipando direttamente nel determinare le scelte della vita amministrativa e gli indirizzi governativi. L'attuale falsa democrazia rappresentativa dovrebbe evolversi nella democrazia diretta, più vera e più giusta. Poiché neppure questa rappresenta l'ultimo stadio evolutivo del modo di governare, ad essa dovrebbe seguire una forma d’ordinamento sociale ancora più giusta, che costituirebbe il massimo livello di perfezione raggiungibile dall'umanità: il governo popolare acratico, o acrazia. Per capire meglio di che cosa si tratta, basta leggere il mio libro “Una nuova filosofia per un mondo migliore”. La scelta della forma d’ordinamento sociale più vantaggiosa per l’umanità non può essere una questione di gusti. Non si tratta di una scelta che non comporta rischi. Non è come scegliere un semplice modo di vivere, uno stile di vita piuttosto che un altro. Non si tratta di scegliere di praticare uno sport piuttosto che un altro. Sbagliare la scelta di una forma d’ordinamento sociale vuol dire danneggiare inevitabilmente un numero elevatissimo di esseri umani, di animali e piante. Per non parlare poi dell’ambiente. Per quanto riguarda i risultati delle elezioni politiche del 9 aprile 2006, forse il popolo non poteva fare di meglio scegliendo Prodi. Forse è stato costretto a scegliere il male minore, in mancanza di alternative migliori. Per quanto riguarda, invece, i risultati delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, che hanno consentito a Silvio Berlusconi di ritornare a ricoprire la carica di presidente del consiglio dei ministri, stento a credere che la maggioranza degli elettori possa aver commesso per la seconda volta un errore così grave. Tutto ciò dimostra che è necessario creare quella valida alternativa che è mancata agli elettori e che continua a mancare. È necessario, cioè, fondare un’organizzazione politica apartitica, che agisca a favore non di una parte dei cittadini, ma di tutti gli elettori, e quindi li rappresenti tutti, senza cattivi intermediari o falsi rappresentanti portati a tradire le aspettative dei cittadini, come è sempre accaduto finora. Soltanto se tale organizzazione riuscirà a dimostrare praticamente, con i fatti, di essere favorevole a tutti e non solo ad una parte degli elettori, alla fine riuscirà a prendere i voti di tutti i cittadini e potrà avere la certezza di essere veramente riuscita a rappresentarli tutti, senza deludere nessuno. Per riuscire ad ottenere in seguito risultati pratici soddisfacenti, tale associazione dovrebbe avere solide basi teoriche e garantire un programma che preveda varie fasi evolutive della società umana, partendo dalla attuale forma di democrazia falsamente rappresentativa sino a giungere alla completa libertà, in base al seguente percorso: 1) Situazione attuale. 2) Democrazia rappresentativa direttamente controllata dal popolo mediante ostracismo e ratifica popolare di tutte le decisioni parlamentari, governative e di tutte le amministrazioni periferiche. 3) Democrazia diretta, filtrata e snellita dall’ausilio della telematica. 4) Governo popolare acratico. Ulteriori approfondimenti sulla mia nuova proposta sono contenuti nel mio libro intitolato “Una nuova filosofia per un mondo migliore”. Se sei stanco della mala politica, se vuoi contribuire direttamente al progresso civile e culturale dell’umanità, ti sto offrendo l’opportunità di realizzare il tuo sogno, usufruendo di questo grande mezzo comunicativo che è il computer in rete. Chi è intenzionato a collaborare con me alla fondazione della suddetta nuova organizzazione politica è invitato a farlo, preferibilmente per posta elettronica, inviandomi un messaggio al seguente indirizzo: lp@luigipascarito.it Allo stesso indirizzo, inoltre, potranno essere inviate eventuali proposte, lamentele o nuove idee in campo politico-sociale. Saranno tutte pubblicate nello spazio sottostante.
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Uno studente romano aderisce alla mia proposta di fondare un’apposita associazione
La protesta di un invalido civile
La
lamentela di un pensionato nei confronti della circolazione stradale |
L’immoralità dell’impresa
privata
C’è chi sostiene che l’impresa privata funzioni meglio rispetto a quella pubblica e perciò è da preferire. Chi sostiene ciò non tiene conto, però, dell’aspetto morale della questione. Potrebbe anche essere vero che funzioni meglio. Questo, però, non significa che è moralmente più giusta. Anzi, al contrario. Infatti, tra il mendicante e il rapinatore, quest’ultimo, con i suoi metodi violenti, riesce a racimolare più soldi, con maggior facilità di persuasione. I metodi del rapinatore, cioè, sono più efficaci rispetto a quelli del mendicante. Dal punto di vista morale, però, i metodi del rapinatore sono i peggiori. Lo stesso discorso vale per l’impresa privata, che, così com’è strutturata adesso, funziona meglio rispetto a quella pubblica, ma è moralmente più ingiusta, per i seguenti motivi:
Ne consegue, quindi, che tra l’impresa pubblica e quella privata, è preferibile quella pubblica, per ragioni morali. Dovrebbe essere soltanto migliorata nel funzionamento, sino a diventare perfino più efficiente rispetto a quella privata. Non è impossibile. Se si cambia tutto il sistema, inteso come forma di ordinamento sociale, sarà possibile non solo questo, ma potranno derivarne vantaggi d’ogni genere. Non si può certo abolire l'impresa privata dall'oggi al domani. Non sarebbe materialmente possibile, e poi, anche se si potesse, sarebbe comunque ingiusto togliere il lavoro a tanta gente impegnata in quel genere di attività, sia come padroni, sia come dipendenti. Il sistema dovrebbe cambiare gradualmente, in modo vantaggioso e conveniente per tutti, senza che nessuno ne rimanga danneggiato. Fine della disputa tra
destra e sinistra
Come ho già accennato, la mia confutazione del falso principio del merito retributivo rapportato alla bravura e/o alla condotta dovrebbe risolvere, tra l’altro, la disputa tra le ideologie politiche di destra e quelle di sinistra. Spesso, i sostenitori dei partiti politici di destra accusano quelli di sinistra di basare i propri ideali sul modello del comunismo sovietico, che si è dimostrato estremamente cattivo, in quanto basato sulla dittatura, sulla violenza e sull’ingiustizia. D’altra parte, i sostenitori dei partiti politici di sinistra, solitamente, accusano quelli di destra di basare i propri ideali sul fascismo o sul nazionalsocialismo di Hitler, regimi che, com’è noto a tutti, si sono macchiati di crimini gravissimi, essendo basati prevalentemente sul razzismo. In realtà, attualmente non esistono più partiti politici basati su tali orribili ideologie del passato. Tutti i partiti contemporanei sono contrari alla dittatura e alla violenza. Anche i partiti di estrema destra e di estrema sinistra si basano su ideali di democrazia, rinnegando il nazi-fascismo e il comunismo di stampo sovietico. Ne consegue che chiunque accusi un partito di essere ancorato a ideologie di vecchi regimi dittatoriali, di destra o di sinistra, si mette automaticamente dalla parte del torto. Ciò che principalmente distingue gli ideali dei partiti politici contemporanei di destra da quelli di sinistra consiste nel fatto che le ideologie di destra si basano prevalentemente sulla cosiddetta “meritocrazia” (vale a dire il falso principio che da me è stato definito “del merito retributivo rapportato alla bravura e/o alla condotta”), mentre quelle di sinistra si basano prevalentemente sul concetto di uguaglianza dei diritti, che può essere considerato una intuizione in forma embrionale del “principio universale dell’ugual merito del bene”. In mancanza della mia confutazione del falso principio del merito retributivo rapportato alla bravura e/o alla condotta, le suddette opinioni di destra e di sinistra sarebbero giustificate. Alla luce, però, delle mie nuove scoperte, dopo questa mia confutazione, eseguita con metodo rigorosamente scientifico, la maggiore fondatezza dei moderni ideali politici di sinistra, rispetto a quelli di destra, risulta un fatto assolutamente inopinabile. Non è che gli ideali dei partiti di sinistra siano del tutto esatti. Anche i partiti politici di sinistra, come quelli di destra, contengono gravi errori, sia nelle teorie che nei comportamenti pratici. Le teorie dei partiti di sinistra, però, sono un po’ più vicine alla intuizione della verità, poiché danno maggiore importanza al principio di uguaglianza che al presunto merito della retribuzione rapportata alla bravura e/o alla condotta. È da notare, inoltre, che i sostenitori dei partiti di destra si definiscono liberali o liberisti. Dicono di essere per la libertà, ma di chi? Sembra sottinteso che si riferiscano alla libertà di tutti. In realtà, il liberismo da loro proposto favorisce solo i ricchi, che con tale sistema tendono ad arricchirsi sempre più, a danno dei poveri, che, invece, tendono a peggiorare sempre più la propria situazione. Essi si definiscono anche conservatori, nel senso che non aspirano a cambiare il mondo. Per loro il mondo dovrebbe rimanere così com’è: diviso in classi e pieno di poveri da poter sfruttare, in modo da consentire ai potenti di continuare ad arricchirsi sempre più, ai danni dei più deboli. Qualcuno sostiene che i partiti di destra desiderano il bene del popolo quanto quelli di sinistra, avendo solo punti di vista diversi su cosa sia realmente il bene del popolo. In realtà non è così. I partiti di destra non si limitano ad avere punti di vista diversi rispetto a quelli di sinistra su quali siano i reali interessi del popolo e quali siano i modi e i mezzi migliori per realizzarli. I partiti di destra sono dichiaratamente impopolari. Sono soltanto coalizioni di egoisti che lottano per la difesa dei propri interessi personali a danno di quelli degli altri. Tra i sostenitori dei partiti di destra vi sono sia ricchi che poveri. I ricchi sono quelli più direttamente interessati, ma non sono i più numerosi. I poveri, pur essendo solo indirettamente interessati, sono i più numerosi. Anziché lottare per cambiare il sistema a vantaggio di tutti, essi contribuiscono a mantenere inalterato lo stato d’ingiustizia sociale, alleandosi con i potenti e mettendosi al loro servizio, soltanto perché da questi si aspettano qualche favore personale, non curandosi del fatto che con tale comportamento danneggeranno altre persone e l’intero sistema. I partiti di sinistra basano i propri ideali prevalentemente sul cosiddetto “principio di uguaglia” e aspirano a cambiare il mondo, ponendosi come traguardo da raggiungere un mondo senza ricchi né poveri e senza ingiustizie sociali. Si pongono una meta molto lontana nel tempo e molto difficile da raggiungere, ma necessaria. Non si limitano a stilare programmi a breve scadenza, al massimo quinquennali, senza riuscire a vedere ad un palmo dal proprio naso e senza sapere in quale direzione occorre procedere per progredire anziché regredire. Non si limitano a cercare di combattere i problemi uno per volta, man mano che vengono individuati, ma cercano di individuare la causa comune a più problemi per poi combattere quella, senza mai perdere di vista il lontano traguardo da raggiungere. I partiti di sinistra sono progressisti, nel senso che non accettano di far rimanere il mondo così com’è, pieno d’ingiustizie, ma si propongono di migliorarlo, procedendo in avanti, verso il traguardo definitivo, che si propongono di raggiungere, quando sarà possibile. C’è chi crede che non serve pensare oggi a come dovrebbe essere il mondo fra mille anni, o, comunque, cercare di capire come dovrebbe essere il mondo per essere perfetto. Si sbaglia, perché non è possibile progredire se non si sa in quale direzione bisogna procedere. Soltanto se si è a conoscenza di una giusta meta da raggiungere si può progredire. Infatti, se non si conosce la meta da raggiungere, si rischia di non sapere in quale direzione procedere per avanzare. Si rischia di andare indietro anziché andare avanti, o comunque di intraprendere percorsi inutilmente più lunghi, quindi sbagliati. Come ho già spiegato, la mia confutazione del falso principio del merito retributivo rapportato alla bravura e/o alla condotta pone fine all’opinabilità tra ideali politici di destra e di sinistra, dimostrando con rigore scientifico la maggiore fondatezza degli ideali di sinistra. Per questo motivo io sono portato a preferire i partiti di sinistra a quelli di destra, anche nei casi in cui, sul piano pratico, le persone che rappresentano i partiti di destra si comportano meglio di quelle che rappresentano i partiti di sinistra. Un partito o un governo che agisce male, pur basandosi su degli ideali relativamente giusti, ha qualche possibilità di rimediare in seguito agli errori commessi, di fare meglio in futuro. Un partito o un governo che si basa su ideali completamente sbagliati, contrari alla logica e alla giustizia, anche se fa qualcosa di buono per gettare fumo negli occhi, per apparire buono con l’inganno, per accattivarsi la simpatia degli elettori, il consenso elettorale, non può avere nessun valido obiettivo da raggiungere. Ne consegue che, dovendo scegliere, quando si va a votare, tra i partiti di sinistra e quelli di destra, è preferibile scegliere sempre quelli di sinistra, che, nonostante tutti i difetti che possano avere, rappresentano comunque il male minore. Osservazioni sui difetti
delle attuali forme di governo
Le attuali forme di governo generalmente considerate democratiche, in realtà conservano molti aspetti delle precedenti forme di monarchia assoluta, dalle quali derivano. Il buon funzionamento delle monarchie assolute era subordinato alle capacità e alle doti morali del re che, di volta in volta, capitava. Più precisamente, le antiche monarchie assolute assolvevano alla funzione per cui sono nate e, quindi, funzionavano relativamente bene, soltanto quando si aveva la fortuna di avere al potere un re (o suo vicario o vassallo) buono, onesto, intelligente e capace. In tal caso, il re si comportava nei confronti del popolo come un padre buono e affettuoso che si preoccupa e si impegna di risolvere tutti i problemi dei cittadini, dando loro sempre il massimo che si possa dare. Quando, invece, saliva al potere un re stupido e cattivo, si comportava esattamente al contrario di come dovrebbe. Anziché ricercare il bene del popolo, sfruttava i poveri sino all’osso, tartassandoli e saccheggiando i loro beni. In tal modo, la funzione utile che dovrebbe avere lo stato viene completamente disattesa ed invertita. Gli attuali stati considerati democratici non differiscono molto dalle peggiori forme di monarchia. Lo sfruttamento dei poveri, infatti, persiste. Inoltre, così come avveniva nelle vecchie forme di monarchia, dove i cittadini erano sudditi del re e spesso avevano bisogno di chiedere aiuto a chi comandava (lo stesso monarca o suo vicario o vassallo), anche nelle attuali forme di falsa democrazia, i cittadini sono controparte o parte avversaria, rispetto allo stato, e spesso sono costretti ad avanzare richieste allo stato, o altro ente pubblico, per ottenere qualcosa che non dovrebbe esserci nemmeno bisogno di chiedere perché dovrebbe essere un diritto irrinunciabile e scontato. Non solo, ma spesso i cittadini hanno addirittura paura di avanzare tali richieste, perché la controparte che sta al potere diffonde una cultura di terrore che tende a farli sentire in colpa, inducendoli a credere di non avere diritto ad ottenere ciò che avrebbero intenzione di richiedere, come se si trattasse di richieste azzardate, che non si dovrebbe avere neanche il coraggio di avanzare. Comunque, chi sta al potere potrebbe anche concedere quanto richiesto, in via del tutto eccezionale, a carattere straordinario, in forma di grande favore personale. Perciò, chi, dopo lunghissime attese e smisurati sacrifici, infine, vede esaudita la propria richiesta, si sente anche in dovere sdebitarsi, con “regali” o tangenti, per ricambiare il favore a chi glielo ha concesso. In una vera democrazia, il cittadino non dovrebbe avere bisogno di chiedere niente allo stato, perché lo stato non dovrebbe essere un organo separato ed avversario rispetto al cittadino, ma dovrebbe essere costituito dal popolo stesso, che dovrebbe avere il diritto ed il compito di autodeterminarsi. In una simile forma di ordinamento sociale, quindi, il cittadino non dovrebbe avere mai bisogno di chiedere favori ad uno stato considerato controparte, ma dovrebbe decidere autonomamente ciò che è meglio per sé. Il popolo dovrebbe autogovernarsi, realizzando sempre ciò che è più giusto e vantaggioso per tutti, senza danneggiare mai nessuno. Se, in tale situazione, un cittadino cercasse di avanzare una domanda allo stato, sarebbe come se chiedesse qualcosa a se stesso, essendo egli parte integrante dello stato. Non avrebbe senso, quindi avanzare domande, quando basterebbe decidere ed intervenire autonomamente, utilizzando il proprio diritto all’autodeterminazione. Nelle attuali forme di falsa democrazia,
non solo il popolo è controparte o parte avversaria, rispetto allo stato.
Come se non bastasse, lo stato è diviso anche al proprio interno, in vari
organi, come Per fare qualche esempio, lo stato si comporta da parte avversaria nei confronti dei propri cittadini nei seguenti casi: 1) Quando lo stato espropria un suolo ad un cittadino, risarcisce il costo del suolo con notevole ritardo e pagando una somma molto inferiore al reale valore del suolo espropriato. Quando, invece, lo stato ritiene di dover ricevere da un cittadino il pagamento di un debito, non tollera ritardi e pretende somme esose, non preoccupandosi minimamente di chi versa in difficoltà economiche. 2) Inoltre, è da notare che lo stato si comporta da avversario nei confronti del cittadino anche quando questi avrebbe diritto a percepire una pensione, o perché è invalido o perché ha raggiunto l’età pensionabile. Infatti, in un ipotetico stato in cui il popolo fosse parte integrante di esso e non parte avversaria, il cittadino avente diritto alla pensione, nei casi in cui l’acquisizione di tale diritto è scontata, come ad es. quando si raggiunge l’età pensionabile, non dovrebbe avere bisogno di avanzare domanda per poterla percepire, ma dovrebbe percepirla automaticamente, appena conseguitone il diritto. Lo stato avversario dei cittadini, invece, non solo non fa scattare automaticamente il percepimento della pensione all’avente diritto, non solo lo costringe a presentare domanda quando non ce ne sarebbe bisogno, ma lo costringe anche ad aspettare diversi anni, prima di fargliela ottenere veramente. Il fatto è che lo stato avversario del cittadino spera che l’avente diritto alla pensione muoia prima di arrivare a percepirla. In tal modo lo stato risparmierà parecchi soldi. Inoltre, agli ostacoli legali, si aggiungono sempre ostacoli di natura illegale, quali la pretesa di tangenti da parte di medici e funzionari di enti erogatori pensioni, pena il non riconoscimento del diritto alla pensione o, quanto meno, un notevole ritardo al percepimento della stessa. Qualunque sia la forma di ordinamento sociale, quando lo stato impone il rispetto delle proprie leggi mediante la minaccia di sanzioni penali e civili, sbaglia sempre e comunque, perché è ingiusto il mezzo di imposizione, anche se ciò che si impone tende al bene. Il grado di ingiustizia, poi, è ancora più grave se le leggi imposte dallo stato non mirano ad impedire il compimento di cattive azioni e ad incoraggiare il ben agire, ma pretendono soltanto l’ubbidienza cieca alle norme, anche se dovessero imporre cattive azioni, come ad es. quando impongono azioni belliche, o quando difendono gli interessi dei ricchi a scapito di quelli dei poveri. La prepotenza della legge che non mira al buon comportamento dei cittadini, ma solo alla loro ubbidienza è da paragonare alla prepotenza dei criminali veri e propri, che ordinano delitti sotto minaccia di morte. A chi legifera, infatti, non importa niente della morale. L’unico scopo delle sue leggi è quello di soddisfare egoisticamente i suoi interessi personali, anche a costo di danneggiare tanta povera gente, senza nessuna reale necessità, cercando di non farlo notare o capire da nessuno. L’unica vera differenza tra il delinquente dichiarato e chi legifera è che mentre al primo non importa niente di nascondere agli altri le sue vere cattive intenzioni, al secondo interessa e perciò fa di tutto per nasconderle. Per esempio, il rapinatore non cerca di nascondere le sue vere intenzioni quando si presenta armato davanti a qualcuno che ha dei soldi e gli dice: “Dammi tutti i soldi che hai, altrimenti t’ammazzo”. Le leggi statali, invece, tendono sempre ad apparire giuste, anche se in realtà non lo sono. Anche il potere giudiziario si comporta ingiustamente. La cosiddetta “giustizia”, in realtà, è estrema ingiustizia. Oltre a fare uso di un mezzo inutile e ingiusto, come la pena, il potere giudiziario anziché cercare di scoprire chi tra due contendenti ha ragione e chi ha torto, non cerca la verità, ma si accontenta di premiare il vincitore e di punire il perdente, anche se vince chi ha torto e perde chi ha ragione. La funzione dell’avvocato, poi, è peggiore di quella del giudice. Infatti, l’avvocato ha il compito di difendere l’imputato anche quando ha pienamente torto, pur essendo l’avvocato a conoscenza della verità. L’avvocato difende anche i peggiori criminali, cercando di farli passare per persone oneste. La funzione dell’avvocato è simile a quella dei killer mercenari, che per denaro sono disposti ad uccidere. Gli avvocati non uccidono, ma, per denaro, si mettono al servizio di feroci assassini e li difendono, cercando di far condannare al loro posto delle persone completamente estranee ai fatti (dei cosiddetti “innocenti”, anche se comunque la pena non può essere mai meritata da nessuno). Tra i falsi rappresentanti del popolo, i rappresentanti dei partiti politici di destra o di centrodestra sono quelli che generalmente hanno meno curiosità di conoscere la verità. Essi non sono curiosi né di sapere chi tra due o più contendenti ha ragione e chi ha torto, né di sapere che cosa sono veramente il bene ed il male. Non sono curiosi di sapere se c’è qualcuno che ha ragione nemmeno quando loro stessi fanno parte dei disputanti. A loro non importa di avere ragione. Gli basta soltanto risultare vincitori, a qualunque costo. Vogliono sconfiggere l’avversario anche quando hanno torto marcio ed anche a costo di danneggiare molta gente, credendo, erroneamente, di poterne trarre vantaggi personali. L’interesse sfrenato a risultare vincitori a tutti i costi in una disputa, è maggiormente accentuato nei casi in cui possono derivare per il vincitore vantaggi di carattere economico. Il caso più eclatante è quello che riguarda la competizione elettorale. Ai candidati senza scrupoli, infatti, non importa assolutamente niente di essere dalla parte della ragione, di credere in ideali logici, corretti, tesi al bene della comunità. A loro importa soltanto di trarre vantaggi personali dalla mala politica. A loro basta solo ricevere un numero di voti sufficiente per essere eletti e poi detenere il potere. A loro non importa il motivo per cui vengono votati, pur di ottenere il fine prefissato. È da notare, infatti, che molti elettori esprimono il proprio voto senza alcuna convinzione, dando la propria preferenza non alla persona che ritengono più idonea ad amministrare, ma a chi ha promesso loro qualche favore personale, se sarà eletto, oppure motivando la propria preferenza col fatto che il candidato prescelto è parente, compare o amico dell’elettore. L’abitudine di certe persone a dare scarsa importanza alla verità e alla vera giustizia può divenire talmente forte, al punto da indurle a ricercare scorciatoie con l’inganno, anche nei casi in cui non ce ne sarebbe alcun bisogno. Si potrebbe, a tal proposito, citare l’esempio di chi cerca la raccomandazione per superare un esame, anche quando è adeguatamente preparato. D’altronde, è da osservare anche che non serve neppure cercare di diplomarsi o di laurearsi, senza essere adeguatamente preparati, con l’aiuto di qualche raccomandazione. Infatti, conta molto di più una reale, adeguata preparazione culturale non certificata da alcun diploma o titolo, piuttosto che un titolo che certifica una preparazione culturale che in realtà non esiste. Lo stesso discorso vale anche per l’autore di un’opera d’arte di scarso valore, che cerca di farla passare per una grande opera, con l’aiuto di qualche critico corrotto. Osservazioni
sugli scambi commerciali e sul denaro, da mezzo per facilitare l’equa distribuzione dei beni a strumento
di ricatto, per trarre profitto dal danno altrui
Gli scambi commerciali nacquero per uno scopo relativamente buono, quello di consentire una più equa distribuzione dei beni. Col passare del tempo, però, la disonestà prese il sopravvento e, di conseguenza, gli scambi commerciali furono usati per scopi cattivi, degenerando sempre più. Nel Paleolitico, gli esseri umani non avevano bisogno di ricorrere allo scambio dei beni che utilizzavano, poiché non possedevano quasi niente. Quel poco che possedevano lo trovavano in natura, senza dover chiedere niente a nessuno. Nel Neolitico, gli esseri umani cominciarono ad organizzarsi in forme sociali più complesse. Cominciarono ad allevare animali, a coltivare piante e a fabbricare utensili e oggetti vari d’artigianato. Di conseguenza, vennero a verificarsi situazioni di reciproco bisogno tra gli esseri umani, nel senso che chi produceva un certo genere di beni ne possedeva in esubero, ma aveva bisogno dei generi che non produceva. Fu così che gli esseri umani avvertirono l’esigenza di scambiarsi i beni. Chi produceva un certo genere di beni era disposto a cederne una parte a chi produceva altri generi, scambiando i propri prodotti con quelli degli altri. Nacque, così, la prima forma di scambio commerciale: il baratto. Lo scambio commerciale, quindi, nacque per risolvere il problema dell’iniqua distribuzione dei beni, alla quale gli esseri umani sarebbero andati sicuramente incontro, se ognuno avesse cercato di andare avanti soltanto con i propri prodotti. Nacque, dunque, per uno scopo buono. Il baratto, ovviamente, comportava dei disagi, in quanto chi aveva bisogno di ricorrere ad esso era costretto spesso a trasportare per lunghi percorsi roba pesante ed ingombrante. Perciò, si avvertì la necessità di inventare un mezzo di scambio che fosse meno ingombrante, più leggero e più pratico. Nacque così il denaro. Anche il denaro, quindi, come lo scambio commerciale, nacque per uno scopo buono. Purtroppo, ad usufruire dei vantaggi del denaro non furono soltanto le persone oneste, ma ci furono parecchi malintenzionati che approfittarono del nuovo mezzo di scambio per usarlo per scopi cattivi. Lo usarono, cioè, come strumento di ricatto per trarre profitti personali dal danno altrui. In tal modo, anziché tendere a favorire l’equa distribuzione dei beni, tende a determinare squilibri economici tra i componenti di una società. Lo scopo per cui si è avvertita l’esigenza di inventare gli scambi commerciali e il denaro viene così invertito: da mezzo per facilitare l’equa distribuzione dei beni a strumento di ricatto, per trarre profitto dal danno altrui. Per avere un’idea di come può essere usato il denaro in modo contrario allo scopo per cui è stato inventato, basti pensare all’esempio di chi, pur essendo molto povero, spesso è considerato debitore ed è costretto a pagare i propri debiti anche nei confronti di chi è molto ricco. Quel che è più grave è che anche le leggi di tutti gli stati del pianeta Terra danno ragione ai ricchi che tendono a speculare a danno dei poveri. Questo accade perché quelli che fanno le leggi appartengono appunto alla classe dei benestanti che si sono arricchiti disonestamente, ai danni dei poveri. Una forma d’ordinamento sociale che sia veramente giusta dovrebbe prima di tutto tendere a risolvere il problema dell’iniqua distribuzione dei beni tra gli esseri umani e, una volta risolto il problema, dovrebbe costantemente controllare che la situazione di equa distribuzione dei beni venisse mantenuta inalterata nel tempo. Parenti, amici e compari
La maggior parte dei candidati a cariche politiche pretendono il voto da parenti, amici e compari, come se si dovesse votare per eleggere il più simpatico, Miss o Mister Simpatia, piuttosto che una persona idonea ad amministrare un comune, o una provincia o altro. La scelta del candidato da votare si dovrebbe basare sul loro ideale politico e sulle loro capacità di amministrare, non sulla simpatia o sull’affetto che si prova nei confronti di un certo candidato. Se si presentasse un occasione in cui il candidato amico dell’elettore è anche quello da lui ritenuto il più idoneo, sarebbe il massimo della fortuna e ci sarebbe poco da esitare. Se, invece, l’elettore fosse costretto a scegliere tra un amico non idoneo ad amministrare ed un perfetto sconosciuto di cui si conoscono soltanto le sue straordinarie capacità nell’amministrare, l’elettore dovrebbe optare per quest’ultimo. Il primo è idoneo soltanto come amico, per uscire insieme la sera, per chiacchierare o andare insieme a mangiare una pizza o a fare dello sport, ecc. Ma non è adatto ad amministrare. Perciò non deve essere votato. Il secondo, invece, non uscirà insieme a lui come amico, ma sarà un ottimo amministratore. Perciò deve essere votato. La politica
intesa con lo stesso spirito del tifo calcistico
Molto spesso si parla di politica con lo stesso spirito dei tifosi delle squadre di calcio. Gli elettori parlano dei partiti che hanno deciso di votare con la stessa passione con cui i tifosi di una certa squadra di calcio parlano della propria squadra del cuore, mettendo completamente da parte la razionalità. L’eventuale idoneità dei candidati ad amministrare la cosa pubblica non viene presa proprio in considerazione. D’altra parte, i candidati sono interessati esclusivamente alla lotta per il potere, per la poltrona. Tra i problemi che essi prendono in considerazione, i problemi della comunità non vengono inclusi nemmeno all’ultimo posto. Questo genere di persone non riesce a capire che possa esistere qualcos'altro, oltre ai propri interessi personali. I falsi rappresentanti del popolo
Gli effetti dell’errato agire umano nei confronti dell’intero pianeta Terra sono disastrosi. Uno dei danni più gravi è rappresentato dalla distruzione quasi completa del manto di foreste che tanto tempo fa ricoprivano la maggior parte della superficie delle terre emerse. Inoltre, l’uomo ha inquinato gran parte dell’aria che costituisce l’atmosfera terrestre, quasi tutti i mari che bagnano coste abitate, la maggior parte dei fiumi e dei laghi, i terreni agricoli e le falde acquifere. È chiaro che l’uomo non può sottrarsi agli effetti dannosi dell’inquinamento che egli stesso ha provocato, vivendo in un luogo dove tutto è inquinato, compresi i cibi che mangia, l’acqua che beve e l’aria che respira. Come se non bastasse, l’uomo ha spesso cercato di trarre vantaggio dal danno altrui, arrivando perfino a sterminare interi popoli, riducendo in schiavitù i prigionieri di guerra. Ancora oggi si continuano a perpetrare gravissime ingiustizie, anche negli Stati retti da forme di governo considerate “democratiche”, dove i falsi rappresentanti del popolo, detentori del potere, fingendosi fedeli servitori dei cittadini, cercano di assoggettarli ai propri interessi personali, alleandosi con i più ricchi e potenti, che favoriscono sotto ogni aspetto, per avere poi da questi aiuti elettorali ed economici, a danno dei più deboli, dai quali, nonostante tutto, si aspettano il consenso del voto, quando è il momento delle elezioni. Contano molto sul loro appoggio elettorale, perché non li considerano in grado di accorgersi d’essere ingannati. In realtà, la maggior parte degli elettori, pur rendendosi conto della situazione di grave ingiustizia, ha ben poco da scegliere ed è costretta a votare per l’uno o per l’altro candidato ai vari organi rappresentativi, per mancanza di alternative concrete. Nonostante tutto, l’astensione dal voto non
conviene
Molti credono che l’astensione dal voto possa servire a manifestare la propria protesta, la propria disapprovazione e la propria sfiducia nei confronti del sistema e di chi governa. In realtà non è così. Chi si astiene dal voto elettorale non fa altro che evitare di apportare il proprio contributo, che potrebbe essere prezioso per invertire una rotta che non si condivide. Chi si astiene dal voto lascia fare agli altri quello che vogliono, dando loro piena fiducia. Con la sua astensione, sembra voler dire: “Fate quello che volete. Tutto quello che voi decidete, per me va bene. Vi do carta bianca. Decidete voi per me. Ho piena fiducia in voi”. Molti cittadini sono convinti che sia inutile continuare a lottare contro il perdurare dell’ingiustizia sociale e contro il cattivo uso della politica. Vorrei far notare ai lettori che se la maggioranza degli elettori è convinta che sia inutile lottare contro il sistema, sarà proprio la loro rinuncia alla lotta a determinare risultati negativi. Allo stato attuale, in assenza di una organizzazione alternativa ai soliti partiti politici e alle tradizionali forme di ordinamento sociale, se tutti gli elettori si astenessero dal proprio diritto-dovere di esprimere il proprio voto in occasione delle elezioni, politiche o amministrative, la loro astensione produrrebbe conseguenze di gran lunga più gravi rispetto a quelle che potrebbero derivare dal votare il peggiore dei partiti che possa esistere al mondo. Infatti, il vuoto di potere che ne deriverebbe potrebbe essere facilmente colmato da un feroce regime dittatoriale, che sarebbe senz’altro peggiore del peggiore dei partiti democratici. Infatti, in tali situazioni di vuoto di potere, chi ha maggiori possibilità di riuscire ad approfittarne per prendere in mano le redini dello stato, infatti, non è certo l’organizzazione più buona e più giusta, ma è senz’altro l’organizzazione più cattiva e più armata, come ad es. i militari o qualche organizzazione criminale. Potrebbe conseguirne, quindi, molto probabilmente una dittatura militare o qualcosa di molto simile, ad opera di un’organizzazione di stampo politico-terroristico o addirittura mafioso. Se esistesse un’organizzazione tesa a cambiare radicalmente la forma di ordinamento sociale nel mondo, e se tale organizzazione fosse già perfettamente funzionante e pienamente efficiente, l’astensione dal voto nei confronti dei partiti appartenenti al vecchio sistema potrebbe servire a manifestare la propria disapprovazione verso quel sistema, a vantaggio della nuova proposta organizzativa. Ancor meglio dell’astensione dal voto sarebbe l’istituzione di un referendum popolare per consentire alla gente di scegliere tra il vecchio sistema e la nuova proposta organizzativa. Per cambiare veramente il sistema in modo radicale, sarebbe necessario costituire, con la massima urgenza, una associazione tesa a tale scopo, o migliorare l’efficienza di una simile associazione, tra quelle già esistenti. Finché tale organizzazione non sarà stata costituita o non sarà abbastanza efficiente, non possiamo astenerci dal partecipare alle elezioni politiche o amministrative. In tale situazione, l’astensione in massa dal voto elettorale potrebbe determinare un vuoto di potere che potrebbe essere colmato da un potere ancora più cattivo rispetto ai governi precedenti. Per es., si potrebbe verificare un colpo di Stato militare, o da parte delle Brigate Rosse, o di qualche organizzazione criminale senza scrupoli. Se, per quanto riguarda l’astensione dal voto elettorale, mi limito a dire che essa sia sconveniente in mancanza di alternative enormemente più vantaggiose, molto più grave sarà il mio giudizio nei confronti della lotta armata. Oltre ad essere inutile o sconveniente in mancanza di alternative concrete, essa resta comunque un atto estremamente immorale, in qualsiasi condizione, anche in presenza di strutture alternative già funzionanti e pronte a sostituire quelle preesistenti. Per quanto riguarda gli anarchici insurrezionalisti, ritengo che i loro metodi violenti siano comunque inefficaci, oltre che ripudiabili dal punto di vista morale. Infatti, se, per un’ipotesi assurda, riuscissero ad abbattere lo Stato, il vuoto di potere sarebbe subito colmato da un’altra organizzazione armata, molto più forte della loro. Gli anarchici insurrezionalisti non sono certamente l’organizzazione armata più forte di tutte. Ed, anche se lo fosse, come potrebbe continuare ad essere considerata anarchica un’organizzazione che, oltre ad imporre il proprio potere con la forza, ricorre a metodi violenti anche per conservarlo? Per il momento, quindi, finché non sarà pronta e operativa una organizzazione sociale decisamente migliore rispetto a quelle che abbiamo conosciuto finora, consiglio ai cittadini di non astenersi dal voto elettorale, ma di votare per un partito che, rispetto a tutti gli altri, sembra essere il male minore. Consiglio, cioè, di votare per un partito che, almeno in teoria, sia orientato al miglioramento del mondo, curando particolarmente gli interessi dei più deboli. Come ho già spiegato, la mia confutazione del falso principio del merito retributivo rapportato alla bravura e/o alla condotta pone fine all’opinabilità tra ideali politici di destra e di sinistra, dimostrando con rigore scientifico la maggiore fondatezza degli ideali di sinistra. Perciò, finché non sarà pronta una organizzazione politica migliore rispetto al sistema partitico, converrà votare per quel partito di sinistra che in quel momento apparirà il più vicino agli interessi del popolo o che rappresenti, almeno, il male minore. In un secondo momento, si potrebbe contattare il partito che appare il maggiormente vicino alla mia ideologia e proporre, ai suoi dirigenti e a tutti i suoi aderenti, di condividerne, almeno in parte, i fondamenti, i programmi e gli obiettivi. Anche se, per i motivi più volte spiegati, sono per l’abolizione dei partiti, cattivo strumento di un sistema che non funziona e che va cambiato, si potrebbe ammettere, in via del tutto provvisoria, la presenza di uno o più partiti politici o associazioni disposte a sostenere i miei ideali e ad operare in tal senso. Se nessuna delle associazioni o dei partiti già esistenti dovesse accettare la mia proposta o se l’impegno del partito che dovesse accettarla non dovesse dare risultati soddisfacenti, non sarebbe da escludere nemmeno l’ipotesi di fondare, in via del tutto provvisoria, un nuovo partito politico, finalizzato a preparare la strada alla fondazione della “nuova organizzazione”. In tal caso, dovrebbe essere preliminarmente stabilito che la durata del nuovo partito dovrebbe essere temporanea, finché non sarà stata spontaneamente risolta qualsiasi divergenza di opinioni che possa giustificare l’esistenza dei partiti politici. Il provvedimento che ritengo il più urgente, da adottare possibilmente prima della fondazione della “nuova organizzazione”, dal probabile nuovo partito o da altra associazione idonea, consiste nell’organizzare una raccolta di firme per proporre una modifica della Costituzione dello Stato che preveda l’introduzione di due nuove norme costituzionali: una che imponga la ratifica da parte del popolo, mediante voto telematico, di tutti gli atti adottati dal Parlamento, dal Governo e dalle amministrazioni decentrate (leggi, decreti, ecc.), l’altra che consenta ai cittadini di ostracizzare in qualsiasi momento i rappresentanti del popolo che abbiano deluso le aspettative degli elettori. Lo stesso discorso dovrebbe essere valido per tutti gli stati del mondo. Perciò la stessa operazione della raccolta di firme si dovrebbe ripetere in tutti gli stati, cominciando prima della fondazione della “nuova organizzazione” e continuando anche dopo, ad opera della stessa. Tali norme costituzionali dovrebbero servire a dare maggiore potere al popolo, limitando quello dei deputati e degli amministratori locali, che finora spesso hanno tradito il loro compito di rappresentanti dei cittadini che li hanno votati. In tal modo, non potranno più essere adottati atti ingiusti o comunque non voluti dal popolo. Inoltre, i parlamentari e gli amministratori locali saranno sotto il continuo controllo del popolo e saranno, quindi, costretti a rappresentarlo davvero. L’attuale forma di democrazia, quindi, da rappresentativa e indiretta tenderà a diventare un po’ meno indiretta e ad evolversi in una forma un po’ più diretta, in attesa di forme d’ordinamento sociale ancora migliori. Osservazioni sul concetto di utopia
Il termine “utopia” fu coniato nel
1516 da Tommaso Moro, autore dell’opera omonima. La parola deriva dal greco u,
“non” e tòpos, “luogo” e
letteralmente significa “luogo che non esiste”. Con
essa l’autore intendeva indicare un ordinamento politico sociale ideale che,
per il momento, non esiste ancora, ma che potrebbe esistere e dovrebbe
essere realizzato al più presto. Molti, finora, hanno interpretato male il
vero significato del termine “utopia”, usandolo per indicare
qualcosa di assurdo,
di assolutamente irrealizzabile. Io sono del parere che il concetto di utopia, oggi tanto denigrato e male interpretato, andrebbe rivalutato. A tale proposito, Mario Capanna sostiene
quanto segue: “L’utopia è un luogo che non c’è, ma che può e deve esserci”.
Come ho già spiegato all’inizio dell’opera, il livello di imperfezione del nostro mondo reale, al momento presente, è talmente elevato che non può certo fungere da modello. È evidente, quindi, che per migliorare il mondo è necessario ipotizzare un modello ideale di mondo perfetto, da tenere sempre presente come parametro fisso da imitare nei limiti del possibile. A chi, con disprezzo, dovesse sostenere che la mia ipotesi di mondo perfetto è un’utopia, io rispondo che, se il mondo reale è attualmente pieno di ingiustizia, vuol dire che solo nell’utopia è la vera giustizia, solo nell’utopia è il vero bene, solo nell’utopia è la perfezione. Perciò le regole in essa contenute sono le sole che contano, essendo le sole veramente giuste e perfette. Per spiegare meglio l’importanza dell’utopia a quanti la sottovalutano, potrei fare degli esempi. Ho già citato l’esempio del cerchio, il cui modello ideale di perfezione può essere costituito esclusivamente dalla sua esatta definizione teorica. Lo stesso discorso vale per i modelli comportamentali. Se una persona cerca di migliorare sempre più il proprio comportamento, facendo riferimento ai modelli comportamentali dettati dai princìpi bomalici universali, è difficile che riesca infine a raggiungere la perfezione nelle proprie azioni. Ha, però, la possibilità di migliorare notevolmente e incessantemente il proprio comportamento. Se, invece, qualcuno, non credendo nei modelli di perfezione, si mettesse ad imitare modelli certamente sbagliati in partenza, agli errori che generalmente qualsiasi essere umano tende a commettere quando cerca di imitare un modello, nel caso specifico si aggiungerebbero gli errori contenuti nel falso modello che viene imitato. Allo stesso modo, tutti i progetti politici (proposte programmatiche, piani pluriennali, ecc.) che vengono redatti oggi dai partiti e dai governi dei vari stati e dalle autonomie locali sono assolutamente infondati, basati sul nulla, poiché nessuno di essi mira al raggiungimento di una condizione di parziale benessere basata sul modello ideale di mondo perfetto, ma soltanto su esperienze legate al nostro mondo imperfetto. Perciò non ha nessuna possibilità di realizzare niente di buono. I modelli di mondo perfetto, di società perfetta, descritti nel mio libro non sono stati copiati da esempi contenuti nel nostro mondo imperfetto. Sono giunto ad essi attraverso il ragionamento, senza tenere minimamente conto del mondo attuale. Nella fase attuativa, poi, occorrerà cercare di imitare quei modelli ideali, nei limiti del possibile, partendo dalle cose più facilmente realizzabili, tenendo conto di com’è fatto il mondo contemporaneo e delle difficoltà che si possono incontrare nel cercare di migliorarlo. |